martedì 26 febbraio 2013

C’è qualcosa più forte dell’odio?


Di Corrado Poli

“C’è qualcosa più forte dell’odio in natura?” domanda un amico di FB, credendo di sollevare un quesito solo retorico. Invece io d’impeto gli rispondo: “Certo, l’amore e la compassione propria degli esseri umani e di alcuni altri animali”. Sono stati proprio questi sentimenti che hanno consentito agli esseri umani di prevalere su tutte le altre specie. Nel bene e, oggi, anche nel male, poiché la nostra sta diventando una specie infestante incapace di limitare la propria capacità di imporsi e deteriorare il pianeta.

Prima che gli esseri umani prendessero coscienza del proprio potere sulla natura, sognavano la forza del leone e l’estraneità alla terra di un’aquila capace di vivere da sola nei cieli e scendere di tanto in tanto a procurarsi il cibo. Riecheggia questo dubbio e questa invidia nella mitologia e nelle religioni antiche, dove alcuni animali erano considerati divinità. Famoso è il coro dell’Antigone in cui si paragona il piccolo uomo che non è nulla di fronte alla grandezza della natura, ma allo stesso tempo la domina con il linguaggio e con la politica.

La capacità di collaborare, di aiutarsi l’uno con l’altro, di “com-patire” – dividere con gli altri i piaceri e i dolori – hanno consentito agli esseri umani di lavorare in gruppo, di dividersi i compiti. Hanno permesso loro di proliferare poiché gli uomini aiutavano e nutrivano le donne gravide e contribuivano al mantenimento dei figli che a un certo punto cominciarono a riconoscere come propri e a formare delle famiglie.

Questo atteggiamento non è solo culturale, è anche genetico: van de Waal in una nota ricerca ha scoperto come altri animali superiori sappiano provare gli stessi sentimenti di bontà e di amore e questi sentimenti consentono loro di operare collettivamente. Le religioni che accomunano tutte le culture hanno ratificato questi atteggiamenti trasformandoli in regole morali e religiose.

Potremmo pensare che il comportamento non violento degli esseri umani sia solo una questione etica, un dovere cui dobbiamo sottostare per appartenere alla società. Invece questo modo di agire è anche conveniente. Le società meno violente sono quelle in cui il tenore di vita è più elevato. Lo è sempre stato nel corso dei secoli.

È vero allora che oggi prevale il più violento e aggressivo? Può succedere, ma solo in qualche occasione e per breve tempo. La forza della compassione, della tolleranza e della cooperazione alla fine prevale sempre. Purtroppo succede di passare attraverso periodi bui o di vivere situazioni critiche in cui la pietà s’eclissa e i violenti prevalgono. O succede che gli esseri umani non sappiano più controllare la forza che hanno acquisito, come sta accadendo ora nei confronti di una natura soggiogata e sfruttata e perciò progressivamente distrutta.
La violenza è quindi prima di tutto sciocca e controproducente. La caratteristica meno umana della nostra specie. La persona “forte” non è mai quella che usa la violenza fisica, né quella morale. Usa la violenza chi ha paura, chi non sa applicare le doti superiori dell’intelligenza. Chi usa la violenza è un perdente perché non otterrà mai quello che cerca… e quel che cerca l’essere umano è il sentimento che gli è più proprio, cioè la condivisione, l’amore, lo stare insieme.

martedì 19 febbraio 2013

TROY (una breve clip e il famoso film)

http://www.ovo.com/guerra-troia
http://www.youtube.com/watch?v=fnqZTwbJnhY

La guerra di Troia



LE CAUSE DELLA GUERRA DI TROIA

IL MITO
Secondo il mito Eris, dea della discordia, non venne invitata al banchetto per le nozze dei genitori di Achille. Per vendicarsi ella fece cadere sulla tavola una bellissima mela d’oro con su scritto <<Alla più bella>>. Le dèe Era, Afrodite e Atena cominciarono a litigare ma Zeus decretò che sarebbe stato un uomo, Paride figlio di Priamo re di Troia, a decidere chi fosse degna del pomo.
Allora Era promise a Paride che, se l’avesse scelta, gli avrebbe dato il dominio sull’Asia; Atena invece gli promise la saggezza e l’invincibilità; Afrodite gli assicurò che, se l’avesse fatta vincere, gli avrebbe fatto sposare la donna più bella del mondo cioè Elena, moglie di Menelao, re di Sparta.
Paride fece vincere Afrodite. La dèa, perciò, fece un incantesimo su Elena che, non appena vide Paride, andato nel suo palazzo in missione diplomatica con i suoi fratelli, se ne innamorò e fuggì con lui a Troia.
Menelao, chiamati altri re Achei in aiuto, mosse guerra alla città di Troia per riprendersi sua moglie.
LA STORIA
Troia sorgeva all'imbocco dello stretto dei Dardanelli (l'Ellesponto), sul lato turco, e sembra che all'epoca dei fatti (circa il 1200 a.C. avesse una considerevole importanza strategica. Data la sua posizione poteva controllare ogni traffico diretto verso il Mar Nero e la Colchide (la regione a nord-est del grande bacino). Si dice che fosse un grande emporio per l'oro e per l'argento e che vi arrivasse la giada dalla Cina.
Per questo motivo gli Achei (micenei) desideravano impossessarsene e la attaccarono, cingendola d’assedio.








mercoledì 6 febbraio 2013

MINOTAURO


Il mito ci porta a Cnosso, sull'isola di Creta dove, in un favoloso palazzo, viveva il re Minosse. Un giorno Poseidone inviò sull'isola un magnifico toro bianco perché Minosse lo sacrificasse, ma questi si rifiutò di ucciderlo. Il dio ne fu tanto oltraggiato che fece perdutamente innamorare del toro a lui destinato la regina Pasifae. Con l'aiuto di Dedalo, che costruì per lei una giovenca di legno entro la quale celarsi, la regina attirò a sé il toro bianco. Frutto di questa unione fu una creatura dal corpo di uomo e testa di toro, il Minotauro: Dedalo fu incaricato di costruire una prigione sicura per il mostro. Realizzò una struttura formata da un tale intrico di strade che chiunque vi entrasse non potesse più uscirne: il dedalo, appunto. Il Minotauro si cibava esclusivamente di carne umana: furono gli esiti della guerra tra Creta e Atene a offrire la soluzione a questo problema. Quella di Atene fu una resa senza condizioni: Minosse poté imporre, tra l'altro, di inviare sull'isola ogni anno sette ragazzi e sette fanciulle da sacrificare al mostro. Così, alla scadenza stabilita, a primavera una nave dalle vele nere salpava dal Pireo con a bordo i quattordici giovani ateniesi, finché Teseo, figlio del re Egeo, non decise di fare qualcosa per porre fine a questa condanna. Partì per Creta con gli altri giovani destinati al Minotauro, nonostante le proteste del padre, convinto che non lo avrebbe più rivisto. Teseo gli promise che se l'impresa fosse riuscita, la nave sarebbe rientrata spiegando delle vele bianche. Giunti a Creta, i giovani vennero accolti con un sontuoso banchetto, durante il quale la principessa Arianna, figlia di Minosse, s’innamorò di Teseo e decise di salvarlo: gli diede una spada con la quale uccidere il mostro e un gomitolo di filo da utilizzare per poter ritrovare l'ingresso del dedalo. Teseo riuscì a uccidere il Minotauro e Arianna aprì a lui e alle altre vittime la grande porta di bronzo all'uscita. Così Teseo, i suoi giovani compagni e Arianna ripartirono alla volta di Atene. Arianna fu però abbandonata sull'isola di Nasso e Teseo, dimentico della promessa, arrivò ad Atene con la nave dalle vele ancora nere: Egeo non resse al pensiero di aver perso il figlio e si gettò da Capo Sunio, in quel mare che da lui prese il nome.




domenica 3 febbraio 2013

Le grandi migrazioni dell'Età del ferro

Nel II millennio a.C., il clima mite, la fertilità dei suoli e l'abbondanza d'acqua, attrassero popolazioni, molto probabilmente provenienti dalle steppe asiatiche, nella cosiddetta Mezzaluna fertile e lungo le coste del Mediterraneo. Secondo la fonte biblica (I libro - Genesi), tutti i popoli discenderebbero dai figli di Noè, Sem, Cam e Jafet:
- da Sem i Semiti a cui appartengono Assiri, Babilonesi, Fenici, Ebrei, Arabi;
- da Cam i Camiti di cui fanno parte Libici ed Egizi;
- da Jafet gli Iafeti detti anche Arii e Indoeuropei tra i quali rientrano Medi-Persiani, Ittiti, Slavi, Celti, Greci, Italici.