sabato 25 febbraio 2012
venerdì 3 febbraio 2012
venerdì 13 gennaio 2012
lunedì 9 gennaio 2012
giovedì 5 gennaio 2012
Kostantin Kavafis - Itaca
Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sara` questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
ne' nell'irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l'anima non te li mette contro.
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sara` questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
ne' nell'irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l'anima non te li mette contro.
Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d'estate siano tanti
quando nei porti - finalmente e con che gioia -
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d'ogni sorta; piu' profumi inebrianti che puoi,
va in molte citta` egizie
impara una quantità di cose dai dotti.
Che i mattini d'estate siano tanti
quando nei porti - finalmente e con che gioia -
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d'ogni sorta; piu' profumi inebrianti che puoi,
va in molte citta` egizie
impara una quantità di cose dai dotti.
Sempre devi avere in mente Itaca -
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull'isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos'altro ti aspetti?
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull'isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos'altro ti aspetti?
E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
gia` tu avrai capito cio` che Itaca vuole significare.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
gia` tu avrai capito cio` che Itaca vuole significare.
Kostantin Kavafis
lunedì 2 gennaio 2012
mercoledì 28 dicembre 2011
Laboratorio di scrittura
Stampare pagg. 6-14
http://www.laterzalibropiuinternet.it/download/colaninno/Laboratorio_di_Scrittura.pdf
http://www.laterzalibropiuinternet.it/download/colaninno/Laboratorio_di_Scrittura.pdf
domenica 18 dicembre 2011
venerdì 2 dicembre 2011
mercoledì 23 novembre 2011
Per leggere Flaubert
Carissimi alunni di II B,
ancora esaltata per la straordinaria accoglienza da voi riservata alla mia proposta di lettura (mentre scrivo rivedo il dramma, il senso di tragedia imminente che trapelava dai vostri sguardi e, soprattutto, dal conato di vomito che, a stento ma con ammirevole stoicismo, Samuele è riuscito a trattenere), ho ritenuto opportuno agevolarvi nell'impresa fornendovi una scheda di analisi, che trovate qui a lato, alla voce PAGINE. Vi consiglio di stamparla e di compilarla durante o al termine della lettura.
Suvvia, non è una tragedia, vi piacerà, ne sono sicura.
P.S.: di questo romanzo potete (cercando) trovare anche la versione audio ;-).
P.S.: di questo romanzo potete (cercando) trovare anche la versione audio ;-).
domenica 20 novembre 2011
domenica 6 novembre 2011
Traccia per creare il proprio glossario di poesia
Cari ragazzi di II B,
per studiare in modo organico e per poter disporre di uno strumento personalizzato per l'analisi poetica (che vi sarà utile anche negli anni a venire), stilerete un vostro glossario di poesia, che sarà regolarmente visionato dalla sottoscritta profe nel corso delle interrogazioni. Qui sotto, la traccia da seguire.
lunedì 24 ottobre 2011
domenica 23 ottobre 2011
Lo spazio e il tempo della speranza (e della poesia) di Andrea Zanzotto
Ho creduto che la cultura nascesse e si sviluppasse come manifestazione spontanea di un dialogo in atto tra l’uomo e la natura, quasi di un rapporto di mutua e amorosa comprensione tra una madre e il proprio feto, mai destinato, proprio per questo, a un irresistibile distacco dall’alvo naturalistico di provenienza.
A conti fatti, posso dire di essermi parzialmente illuso. Non si è trattato di due realtà in accrescimento reciproco, ma di un rapporto unidirezionale di prevaricazione; tanto meno si può parlare di un vero e proprio “dialogo”, relativamente al tragico scempio della natura commesso dall’uomo in quest’ultimo quarantennio, ma di una monologante e allucinata sequela di insulti. Il male da cui ha avuto origine “questo” uomo dipende proprio dall’essersi volontariamente sradicato dalle proprie origini, dall’essersi gettato in spregiudicata balìa del dogma capitalistico, inabissato nella melma di una superfetazione di minime-massime violenze che trovano un’esclusiva giustificazione nella cruda meschinità di interessi particolaristici. Perché è proprio questo il punto: ciò cui oggi si dà il nome di benessere, coincide con l’infierire contro la madre terra e i paesaggi in cui essa si era costituita lungo i milioni di anni; paesaggi in cui essa aveva accettato e accarezzato la presenza umana, scaglionandola in armonie progressivamente integrate.
Si è verificata una damnatio di questa memoria territoriale millenaria, o, meglio, una banalizzazione della storia in toto, che ha comportato un violento rovesciamento dei rapporti temporali; e l’antichissima realtà naturale, da sempre fondante la stessa idea di “essere umano”, si dà oggi come miraggio ecologico, proiettato verso un futuro estremamente avanzato: non verso “ciò che sarà”, ma verso “ciò che sarà stato”. Gli stessi sfondi paesaggistici dei nostri Giorgione e Tiziano, non trovando più una corrispondenza nella realtà geografica che siamo costretti ad abitare, hanno assunto un’evidenza fantascientifica.
Anche la poesia partecipa di questo proliferare di contraddizioni cui si è ridotta la nostra più vera realtà, e di cui si è cercato di rendere conto nel quadro appena delineato. L’ubi consistam della poesia si è ridotto alla verifica della propria futilità, oggi che lo stesso nome di “natura” è divenuto un relitto fonico privo di senso, avendo perduto la possibilità storica di riferirsi a una realtà pur minimamente adeguata alla nobilitas del suo significato – cui, del resto, si ostina caparbiamente ad alludere. Ma, nel medesimo tempo, la poesia si trova ad essere investita di un ruolo paradossalmente fondamentale: quello di instaurare, magari ricreandole ex novo, le pur esilissime connessioni vitali tra un “passato remotissimo” e l’odierno “futuro anteriore” di un rimorso che, pur percependosi come tale, non è oggi nemmeno in grado di spiegarsene la ragione.
Resta ferma, insomma, la convinzione che la poesia debba ostinarsi a costituire il luogo di un insediamento autenticamente “umano”, mantenendo vivo il ricordo di un “tempo” proiettato verso il “futuro semplice” – banale forse, ma necessario – della speranza.
(Questo testo è stato pubblicato su Vita magazione n. 40. Si ringrazia Dario Borso per averci aperto il rapporto con il grande poeta oggi scomparso)
sabato 15 ottobre 2011
Mezzaluna fertile
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venerdì 7 ottobre 2011
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