venerdì 14 agosto 2015
giovedì 13 agosto 2015
mercoledì 12 agosto 2015
lunedì 10 agosto 2015
martedì 28 luglio 2015
lunedì 27 luglio 2015
Conspiracy Soluzione Finale - calcoli soddisfacenti
Conspiracy Soluzione Finale - calcoli soddisfacenti
mercoledì 22 luglio 2015
mercoledì 8 luglio 2015
martedì 30 giugno 2015
La Grande Guerra - video
http://www.grandeguerra.rai.it/categorie/tutti-i-video/1039/1/default.aspx
Storia V - L'attentato di Sarajevo
http://www.grandeguerra.rai.it/articoli/28-giugno-1914-lattentato-di-sarajevo/28703/default.aspx
Storia V - Premesse alla Grande Guerra
http://www.grandeguerra.rai.it/articoli/la-grande-guerra-le-premesse/23118/default.aspx
Storia V - La belle époque
http://www.raiscuola.rai.it/articoli/la-belle-%C3%A9poque/28700/default.aspx
http://www.raistoria.rai.it/articoli/la-belle-%C3%A9poque/4236/default.aspx
http://www.raistoria.rai.it/articoli/la-belle-%C3%A9poque/4236/default.aspx
lunedì 11 maggio 2015
sabato 2 maggio 2015
lunedì 27 aprile 2015
martedì 7 aprile 2015
martedì 31 marzo 2015
lunedì 30 marzo 2015
lunedì 23 marzo 2015
mercoledì 11 marzo 2015
martedì 10 marzo 2015
mercoledì 18 febbraio 2015
martedì 10 febbraio 2015
domenica 8 febbraio 2015
lunedì 26 gennaio 2015
domenica 11 gennaio 2015
martedì 16 dicembre 2014
LA LOCANDIERA
https://www.youtube.com/watch?v=_mG7v8KLj5w
CARLO GOLDONI
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-66c45ec6-a5fb-473c-a275-72ccf4d42a23.html
giovedì 27 novembre 2014
giovedì 20 novembre 2014
lunedì 10 novembre 2014
VENTI IMPERATORI ROMANI
http://www.radio.rai.it/radio2/alleotto/ventiimperatori/#
http://www.lottogigi.it/libri_voce/Alle%20Otto%20Della%20Sera/Alle%20Otto%20Della%20Sera,venti%20imperatori%20romani/index.php
https://itunes.apple.com/it/podcast/20-imperatori-romani-alle/id677635357?mt=2
http://www.lottogigi.it/libri_voce/Alle%20Otto%20Della%20Sera/Alle%20Otto%20Della%20Sera,venti%20imperatori%20romani/index.php
https://itunes.apple.com/it/podcast/20-imperatori-romani-alle/id677635357?mt=2
lunedì 6 ottobre 2014
Maturità: guida alla prima prova scritta
lunedì 29 settembre 2014
sabato 16 agosto 2014
IL GRAN TEATRO DEL MONDO
Il Seicento è il secolo in
cui la teatralità pervade ogni aspetto della vita: il mondo terreno è percepito
come una scena teatrale sulla quale si svolge la rappresentazione della vita,
in cui ognuno recita in prima persona il proprio ruolo e assiste alla
recitazione degli altri; gli uomini sono al tempo stesso attori e spettatori,
mondo e scena si sovrappongono e si confondono.
La scoperta di
un’inesauribile esistenza microscopica nascosta sotto la patina del visibile
concorre ad alimentare la percezione dell’illusorietà del reale. La rivoluzione
scientifica, che attraverso invenzioni come il microscopio e il cannocchiale
rivela la varietà e la mutevolezza del reale, svela l’esistenza degli spazi
infiniti e degli elementi microscopici. Ne scaturisce una moltiplicazione dei
punti di vista, delle prospettive, che determina un moltiplicarsi delle
percezioni.
Tra la seconda metà del
Cinquecento e il primo Seicento si assiste in Europa alla nascita dei primi
edifici teatrali, che rappresentano una cospicua novità rispetto alle soluzioni
provvisorie utilizzate fino ad allora per le rappresentazioni (cortili,
giardini, sale dei palazzi). In Italia un ruolo fondamentale nel rinnovato
interesse per l’edificio teatrale svolgono il ritrovamento, nel Quattrocento,
dei trattati di Vitruvio (I secolo a.C.) sull’architettura romana e sulla
struttura dell’edificio teatrale (De
architectura, De re edificatoria). All’interno di uno spazio chiuso le
linee del teatro classico vengono riprese nella disposizione del pubblico su
gradoni discendenti di forma semicircolare, ma si fondono con l’applicazione
della prospettiva rinascimentale: se ne vede un esempio illustre nel Teatro
Olimpico di Vicenza (1580-1585) progettato da Andrea Palladio e ultimato da Vincenzo
Scamozzi.
Assai diversi da questa
forma sono i teatri pubblici londinesi, tra i quali il Globe Theatre, costruito
per le rappresentazioni della compagnia di Shakespeare: sono edificati in spazi
aperti, secondo una pianta circolare, ottagonale o quadrata, con un a serie di
gallerie a più piani per il pubblico – sistemato tuttavia anche in piedi nel
cortile – su cui si protende il palcoscenico.
Al Globe Theatre gli
spettatori sono accolti dal motto Totus
mundus agit histrionem (Tutto il mondo recita), che sta a segnalare come
nei loro diversi aspetti tutti i movimenti della vita siano percepiti come
rappresentazione teatrale: nei teatri si rappresentano le vicende dei
cortigiani, dei re, dei servi attraverso maschere che rimandano al mondo reale
e che ne svelano l’illusorietà. Ogni comportamento umano può essere considerato
una recita e la vita terrena diventa una grande commedia di cui Dio è l’autore.
Sulla scia del
machiavellismo Il teatro coinvolge anche la politica: la “ragion di stato” impone
di ricorrere all'astuzia, il sovrano e la sua corte, per gestire il potere,
fingono, simulano e dissimulano, in altre parole recitano.
Teatro Olimpico - Vicenza
IL GRANDE TEATRO EUROPEO
Francia: Corneille,
Moliere, Racine;
Spagna: Lope de Vega,
Calderon de la Barca;
Inghilterra: Marlowe,
Shakespeare;
Italia: Commedia
dell’arte.
The Globe Theatre
L'UNIVERSO BAROCCO
Nel plenilunio d’inizio
estate del 1609, a Roma, il pittore tedesco Adam Elsheimer puntò gli occhi nel terso cielo della città, prese
una tavoletta di rame e dipinse un bellissimo notturno, La fuga in Egitto. A sinistra da un falò acceso dai pastori le
faville sprizzano verso l’alto, al di sopra di un bosco scuro, quasi
trasformandosi nelle linee luminosissime della Via Lattea che splende nel cielo
trapunto di costellazioni. A destra una splendida luna tonda come una frittella
si specchia in un corso d’acqua, sdoppiandosi e illuminando Maria, Giuseppe e
Gesù con l’asinello.
A guardar bene, quella
luna ha qualcosa di straordinario: per la prima volta nella storia è stata
raffigurata con assoluta esattezza, con le sue macchie oceaniche, i suoi monti
e i suoi laghi, rugosa e bitorzoluta, “ineguale, scabra e con molte cavità e
sporgenze, non diversamente dalla faccia della Terra”, come pochi giorni più
tardi la vede a Padova Galileo Galilei,
che così la descriverà, nel marzo 1610, in un libretto intitolato Sidereus Nuncius. In gita a Venezia, nel
giugno 1609, Galilei ha comprato uno dei primi cannocchiali costruiti in Olanda
e decantati come meraviglie magiche dai mercanti in giro per l’Europa; un altro
esemplare dev’essere finito nelle mani di Elsheimer. E così un artista prima e
un genio della scienza e della tecnica poco dopo guardano con occhi nuovi
l’antichissimo, eterno cielo stellato, scoprendone e rappresentandone in forme
impensate la sconfinata dimensione e il complesso movimento planetario.
Da pochi anni nelle chiese
romane erano sbocciate alcune tele destinate a cambiare il modo di ritrarre la
realtà: le aveva dipinte il lombardo Caravaggio,
un artista di talento superlativo, che trasponeva sulla tela un nuovo modo di
guardare le piccole cose di ogni giorno e di osservare la vastità
imperscrutabile delle tenebre che sembrano corroderle: la visibilità del mondo,
dopo di lui, diviene una lotta furiosa fra luce e ombra.
Nell’ombra notturna gli
scienziati si tuffano per indagare l’universo con strumenti sempre più
sofisticati e precisi, disintegrando le idee e le immagini millenarie della
cosmologia tolemaica, chiusa e circolare, e svelando e misurando invece con
esattezza crescente un cosmo in espansione ben oltre i confini del sistema
solare, un mondo “infinito e uno” come lo aveva descritto il filosofo Giordano Bruno, bruciato per questa e
altre eretiche teorie a Roma nel febbraio del 1600.
Il secolo barocco si apre
con il rogo di Campo de’ Fiori e con la luna scientifica di Elsheimer e di
Galilei, con i corpi di Caravaggio, veri, concreti, impastati di carne e di
buio. Il circolo mirabile dell’universo, che per tutta l’antichità e il
Medioevo aveva fatto coincidere la perfezione di Dio e del suo creato, si
deforma e si tende verso l’ellisse, la
nuova forma simbolica che domina il pensiero e l’arte del Seicento.
Galileo, dominato dal
paradigma del cerchio, resiste ad accettare i suoi stessi calcoli matematici e
astronomici, che gli dimostrano il moto ellittico dei pianeti intorno al sole.
Ma ellittico è il disegno del colonnato di Piazza San Pietro, in cui Bernini raffigura l’inedito universo
galileiano; ed ellittiche sono anche le piante delle chiese e delle cupole di Borromini. Ellittico, multicentrico,
sarà anche il più noto poema dell’epoca: l’Adone
di Giambattista Marino.
Gian Lorenzo Bernini - San Pietro
L’IMMAGINARIO BAROCCO
Tradizionalmente connotato
per il fasto eccessivo, per la rappresentazione stravagante, per gli orpelli e
la decorazione eccentrica, e in generale per una manifestazione tutta esteriore
destinata a suscitare la sorpresa e
la meraviglia dell’osservatore,
l’immaginario barocco rivela in realtà implicazioni ben più profonde e
rivoluzionarie: comporta una diversa percezione dello spazio e del tempo, e
quindi del movimento, e una conseguente trasformazione delle immagini della
realtà; produce una nuova iconografia dell’universo.
Le grandi scoperte
geografiche, nel corso del Cinquecento, avevano allargato i confini del mondo.
Nel Seicento, l’osservazione del cosmo e le scoperte scientifiche decretano il
definitivo e irreversibile declino del disegno tolemaico del cosmo circolare:
lo svelamento dell’orbita ellittica dei pianeti dilata e deforma la circolarità
delle sfere celesti e la dilatazione del cerchio produce un progressivo allontanamento
dal centro. La più ardita espressione di questa tensione a travalicare il
limite della sfera è espressa dal filosofo Giordano Bruno, che osò formulare
una domanda decisiva: “Come può l’universo essere finito?”
Corrisponde a questa nuova
visione del cosmo la tendenza alla dilatazione
e alla deformazione dello spazio,
che informa di sé le realizzazioni estetiche barocche. La forma rompe la sua
staticità e si fa mutevole, cangiante. Ma questa mutevolezza rivela anche che
il mondo naturale è in movimento incessante e soggetto a continua mutazione. A
questa viva percezione del movimento e del dinamismo delle forme si accompagna
una lancinante consapevolezza della
fugacità del tempo: ogni volta che una forma muta diventando altra, la
forma originaria muore. L’uomo barocco ha chiarissimo il sentimento di questa
fragilità dell’essere e lo rappresenta attraverso gli oggetti: le nature morte,
i teschi, gli orologi e soprattutto le rovine, relitti di un tempo ormai
trascorso e consumato.
Claesz Pieter - Natura morta
Galileo Galilei – Sidereus Nuncius
È
un breve trattato di
astronomia pubblicato nel
1610, che rende conto delle rivoluzionarie osservazioni e scoperte compiute dallo scienziato pisano con l’uso
di un cannocchiale (o telescopio
galileiano), perfezionato per l’occorrenza. Il titolo dell’opera è traducibile
come “messaggero celeste”, e si riferisce appunto alle radicali novità,
rispetto alla cosmologia aristotelica e tolemaica, che il libro portava con sé.
Galileo
presenta e riassume le scoperte effettuate nei mesi precedenti con l’uso di un
cannocchiale rivolto al cielo per delle osservazioni notturne.
La
prima grande novità è relativa alla superficie
della luna, che secondo la fisica e la cosmologia tradizionali,
ancorate al principio di
autorità e all’ossequio alla
teoria geocentirca tolemaica, doveva essere liscia e perfetta come una sfera.
In realtà Galileo nota, grazie alle macchie e le ombre prodotte dal Sole, che
la crosta della luna è aspera et
inaequali, cioè “scabra e
disuguale, con rilievi di diverse altezze”, e che non è poi tanto dissimile da
alcuni monti terrestri.
La
seconda rivelazione galileiana riguarda le stelle
fisse, che ad un esame analitico si rivelano essere molte di più del
numero convenzionale tradizionalmente accettato; ciò spezza la rappresentazione
dell’universo come un insieme compiuto, ordinato e limitato di astri, tutti
noti all’occhio umano.
Come
terzo punto, lo scienziato spiega che la Via
Lattea è “nient’altro che una
congerie di innumerevoli Stelle, disseminate a mucchi; ché in qualunque regione
di essa si diriga il cannocchiale, subito una ingente folla di Stelle si
presenta alla vista, delle quali parecchi si vedono abbastanza grandi e molto
distinte; ma la moltitudine delle piccole è del tutto inesplorabile”.
L’esistenza di nebulose ed ammassi distinti di stelle è un chiaro indizio che
l’universo è ben più ampio di quanto creduto finora.
Ultima
novità fondamentale è la scoperta dei quattro
satelliti “medicei” (nominati
così in onore di Cosimo II) orbitanti attorno a Giove; l’esistenza di corpi con un centro di rotazione diverso da quello della Terra (che Claudio Tolomeo
immaginava al centro del sistema solare) è un pesantissimo argomento a favore
della teoria copernicana.
Il Sidereus Nuncius è allora un punto fondamentale nella storia delle idee occidentale: il metodo galileiano applicato
al “libro della natura”, come dirà nel Saggiatore,
getta le basi per la moderna
ricerca scientifica, fatta di prove, esperimenti e verifica sperimentale
di dati, strumenti, risultati raggiunti.venerdì 8 agosto 2014
lunedì 4 agosto 2014
Immaginario barocco - Videolezioni del Prof. Corrado Bologna
domenica 3 agosto 2014
sabato 2 agosto 2014
L'universo in espansione: Tolomeo Copernico Keplero
martedì 1 aprile 2014
martedì 18 marzo 2014
sabato 15 febbraio 2014
domenica 8 dicembre 2013
lunedì 18 novembre 2013
lunedì 7 ottobre 2013
domenica 6 ottobre 2013
Andrea Segre: "Si ma allora, come si fa? Possiamo mica prenderli tutti qui, no?"
giovedì 19 settembre 2013
lunedì 16 settembre 2013
venerdì 10 maggio 2013
venerdì 3 maggio 2013
mercoledì 1 maggio 2013
domenica 10 marzo 2013
Mitologia e costumi antichi
Il podcast sulla mitologia lo trovate, oltre che su I-tunes, al link seguente:
http://www.rai.it/dl/Radio2/sito/PublishingBlock-3acc6f9b-1da2-43dd-89f1-6df2416d2813-podcast.html
Invece, a questo link un interessante podcast sui costumi della Grecia antica:
http://www.isart.bo.it/deepenings/index.php?id=67
http://www.radio.rai.it/radio2/alleotto/sexandthepolis/#
http://www.rai.it/dl/Radio2/sito/PublishingBlock-3acc6f9b-1da2-43dd-89f1-6df2416d2813-podcast.html
Invece, a questo link un interessante podcast sui costumi della Grecia antica:
http://www.isart.bo.it/deepenings/index.php?id=67
http://www.radio.rai.it/radio2/alleotto/sexandthepolis/#
martedì 26 febbraio 2013
C’è qualcosa più forte dell’odio?
Di Corrado Poli
“C’è qualcosa più forte dell’odio in natura?” domanda un
amico di FB, credendo di sollevare un quesito solo retorico. Invece io d’impeto
gli rispondo: “Certo, l’amore e la compassione propria degli esseri umani e di
alcuni altri animali”. Sono stati proprio questi sentimenti che hanno
consentito agli esseri umani di prevalere su tutte le altre specie. Nel bene e,
oggi, anche nel male, poiché la nostra sta diventando una specie infestante
incapace di limitare la propria capacità di imporsi e deteriorare il pianeta.
Prima che gli esseri umani prendessero coscienza del proprio
potere sulla natura, sognavano la forza del leone e l’estraneità alla terra di
un’aquila capace di vivere da sola nei cieli e scendere di tanto in tanto a
procurarsi il cibo. Riecheggia questo dubbio e questa invidia nella mitologia e
nelle religioni antiche, dove alcuni animali erano considerati divinità. Famoso
è il coro dell’Antigone in cui si paragona il piccolo uomo che non è nulla di
fronte alla grandezza della natura, ma allo stesso tempo la domina con il
linguaggio e con la politica.
La capacità di collaborare, di aiutarsi l’uno con l’altro,
di “com-patire” – dividere con gli altri i piaceri e i dolori – hanno
consentito agli esseri umani di lavorare in gruppo, di dividersi i compiti.
Hanno permesso loro di proliferare poiché gli uomini aiutavano e nutrivano le
donne gravide e contribuivano al mantenimento dei figli che a un certo punto cominciarono
a riconoscere come propri e a formare delle famiglie.
Questo atteggiamento non è solo culturale, è anche genetico:
van de Waal in una nota ricerca ha scoperto come altri animali superiori
sappiano provare gli stessi sentimenti di bontà e di amore e questi sentimenti
consentono loro di operare collettivamente. Le religioni che accomunano tutte
le culture hanno ratificato questi atteggiamenti trasformandoli in regole
morali e religiose.
Potremmo pensare che il comportamento non violento degli esseri
umani sia solo una questione etica, un dovere cui dobbiamo sottostare per
appartenere alla società. Invece questo modo di agire è anche conveniente. Le
società meno violente sono quelle in cui il tenore di vita è più elevato. Lo è
sempre stato nel corso dei secoli.
È vero allora che oggi prevale il più violento e aggressivo?
Può succedere, ma solo in qualche occasione e per breve tempo. La forza della
compassione, della tolleranza e della cooperazione alla fine prevale sempre.
Purtroppo succede di passare attraverso periodi bui o di vivere situazioni
critiche in cui la pietà s’eclissa e i violenti prevalgono. O succede che gli
esseri umani non sappiano più controllare la forza che hanno acquisito, come
sta accadendo ora nei confronti di una natura soggiogata e sfruttata e perciò
progressivamente distrutta.
La violenza è quindi prima di tutto sciocca e
controproducente. La caratteristica meno umana della nostra specie. La persona
“forte” non è mai quella che usa la violenza fisica, né quella morale. Usa la
violenza chi ha paura, chi non sa applicare le doti superiori
dell’intelligenza. Chi usa la violenza è un perdente perché non otterrà mai
quello che cerca… e quel che cerca l’essere umano è il sentimento che gli è
più proprio, cioè la condivisione, l’amore, lo stare insieme.
martedì 19 febbraio 2013
La guerra di Troia
LE CAUSE DELLA GUERRA DI TROIA
IL MITO
Secondo
il mito Eris, dea della discordia, non venne invitata al banchetto per le
nozze dei genitori di Achille. Per vendicarsi ella fece cadere sulla tavola
una bellissima mela d’oro con su scritto <<Alla più bella>>. Le
dèe Era, Afrodite e Atena cominciarono a litigare ma Zeus decretò che sarebbe
stato un uomo, Paride figlio di Priamo re di Troia, a decidere chi fosse
degna del pomo.
Allora
Era promise a Paride che, se l’avesse scelta, gli avrebbe dato il dominio
sull’Asia; Atena invece gli promise la saggezza e l’invincibilità; Afrodite
gli assicurò che, se l’avesse fatta vincere, gli avrebbe fatto sposare la
donna più bella del mondo cioè Elena, moglie di Menelao, re di Sparta.
Paride
fece vincere Afrodite. La dèa, perciò, fece un incantesimo su Elena che, non
appena vide Paride, andato nel suo palazzo in missione diplomatica con i suoi
fratelli, se ne innamorò e fuggì con lui a Troia.
Menelao, chiamati altri re Achei in aiuto, mosse guerra alla
città di Troia per riprendersi sua moglie.
|
LA STORIA
Troia
sorgeva all'imbocco dello stretto dei Dardanelli (l'Ellesponto), sul lato
turco, e sembra che all'epoca dei fatti (circa il
Per questo motivo gli Achei (micenei) desideravano
impossessarsene e la attaccarono, cingendola d’assedio.
|
mercoledì 6 febbraio 2013
MINOTAURO
Il mito ci porta a Cnosso,
sull'isola di Creta dove, in un favoloso palazzo, viveva il re Minosse. Un
giorno Poseidone inviò sull'isola un magnifico toro bianco perché Minosse lo
sacrificasse, ma questi si rifiutò di ucciderlo. Il dio ne fu tanto oltraggiato
che fece perdutamente innamorare del toro a lui destinato la regina Pasifae.
Con l'aiuto di Dedalo, che costruì per lei una giovenca di legno entro la quale
celarsi, la regina attirò a sé il toro bianco. Frutto di questa unione fu una creatura
dal corpo di uomo e testa di toro, il Minotauro: Dedalo fu incaricato di
costruire una prigione sicura per il mostro. Realizzò una struttura formata da
un tale intrico di strade che chiunque vi entrasse non potesse più uscirne: il
dedalo, appunto. Il Minotauro si cibava esclusivamente di carne umana: furono
gli esiti della guerra tra Creta e Atene a offrire la soluzione a questo
problema. Quella di Atene fu una resa senza condizioni: Minosse poté imporre,
tra l'altro, di inviare sull'isola ogni anno sette ragazzi e sette
fanciulle da sacrificare al mostro. Così, alla scadenza stabilita, a primavera
una nave dalle vele nere salpava dal Pireo con a bordo i quattordici giovani
ateniesi, finché Teseo, figlio del re Egeo, non decise di fare qualcosa per
porre fine a questa condanna. Partì per Creta con gli altri giovani destinati
al Minotauro, nonostante le proteste del padre, convinto che non lo avrebbe più
rivisto. Teseo gli promise che se l'impresa fosse riuscita, la nave sarebbe
rientrata spiegando delle vele bianche. Giunti a Creta, i giovani vennero
accolti con un sontuoso banchetto, durante il quale la principessa Arianna,
figlia di Minosse, s’innamorò di Teseo e decise di salvarlo: gli diede una
spada con la quale uccidere il mostro e un gomitolo di filo da utilizzare per
poter ritrovare l'ingresso del dedalo. Teseo riuscì a uccidere il Minotauro e
Arianna aprì a lui e alle altre vittime la grande porta di bronzo all'uscita. Così
Teseo, i suoi giovani compagni e Arianna ripartirono alla volta di Atene.
Arianna fu però abbandonata sull'isola di Nasso e Teseo, dimentico della
promessa, arrivò ad Atene con la nave dalle vele ancora nere: Egeo non resse al
pensiero di aver perso il figlio e si gettò da Capo Sunio, in quel mare che da
lui prese il nome.
domenica 3 febbraio 2013
Le grandi migrazioni dell'Età del ferro
Nel II millennio a.C., il clima mite, la fertilità dei suoli e l'abbondanza d'acqua, attrassero popolazioni, molto probabilmente provenienti dalle steppe asiatiche, nella cosiddetta Mezzaluna fertile e lungo le coste del Mediterraneo. Secondo la fonte biblica (I libro - Genesi), tutti i popoli discenderebbero dai figli di Noè, Sem, Cam e Jafet:
- da Sem i Semiti a cui appartengono Assiri, Babilonesi, Fenici, Ebrei, Arabi;
- da Cam i Camiti di cui fanno parte Libici ed Egizi;
- da Jafet gli Iafeti detti anche Arii e Indoeuropei tra i quali rientrano Medi-Persiani, Ittiti, Slavi, Celti, Greci, Italici.
- da Sem i Semiti a cui appartengono Assiri, Babilonesi, Fenici, Ebrei, Arabi;
- da Cam i Camiti di cui fanno parte Libici ed Egizi;
- da Jafet gli Iafeti detti anche Arii e Indoeuropei tra i quali rientrano Medi-Persiani, Ittiti, Slavi, Celti, Greci, Italici.
venerdì 1 febbraio 2013
Civiltà Minoica
Alcuni link utili per lo studio della Civiltà Minoica:
http://www.homolaicus.com/storia/antica/grecia/minosse/minoica.htm
http://www.homolaicus.com/storia/antica/grecia/minosse/minosse.htm
http://www.parodos.it/potpourriciviltaminoica.htm
mercoledì 16 gennaio 2013
Claudio
Etichette:
Claudio,
imperatori romani,
Lawrence Alma-Tadema
martedì 8 gennaio 2013
giovedì 3 gennaio 2013
domenica 9 dicembre 2012
mercoledì 28 novembre 2012
lunedì 15 ottobre 2012
Italo Calvino racconta la controsocietà degli onesti - micromega-online - micromega
giovedì 20 settembre 2012
Per la I C: il romanzo che leggerete (entro il 5 novembre ;-)
martedì 18 settembre 2012
Il romanzo che leggerete (entro il 20 ottobre ;-)
| Un'intrigante indagine, tra realtà storica e finzione narrativa, sul mistero degli Etruschi, condotta da un liberto di origini greche e da un grande scrittore latino: Virgilio. |
giovedì 13 settembre 2012
lunedì 18 giugno 2012
LA STORIA DELLA FALANGE
Di Riccardo Marangon
La falange militare
è un’antica formazione di combattimento, usata fin dai tempi dei Sumeri (gli
archeologi hanno trovato una stele sumera con raffigurate le truppe di Lagash
in questo tipo di schieramento) e che raggiunse il suo massimo livello con i
Macedoni, che usarono, come armi, lance lunghe fino a 7 metri e scudi chiamati oplon.
Inizialmente la falange fu usata dagli spartani: Sparta era la polis con
l’esercito più forte di Grecia, fino al 371 a .C. quando, nella battaglia di Leuttra, la
falange obliqua tebana di Epaminonda spazzò via gli spartani. La falange greca
era disposta su due file di opliti armati di spade, lance e picche. I soldati indossavano
elmi, che non davano però molta visuale, armature di bronzo o lino pressato e
schinieri. Questo corredo da combattimento, chiamato Panoplia, variava da
soldato a soldato poiché gli opliti se lo dovevano procurare da soli. La
falange tendeva a spostarsi a destra nelle marce, quindi i soldati migliori si
mettevano nella parte destra della falange, che diventò il posto d’onore.
Quando due falangi si scontravano, dovevano stare tutte e due compatte e i
soldati che spingevano di più, riuscivano a rompere la barriera di scudi
avversaria. Le manovre in solitaria non erano premiate, era necessario un
lavoro di gruppo per riuscire a vincere la battaglia. Se una falange si
rompeva, i cavalieri e la fanteria leggera avversaria erano subito pronti ad
attaccare.
Il migliore esempio
di falange oplitica (il vero nome della falange greca) è quello della battaglia
delle Termopili, dove i 300 spartani assieme ad altri contingenti, per un
totale di circa 5000 soldati, riuscirono a mantenere il vantaggio sul molto più
grande esercito persiano, che attaccava in modo disorganizzato, anche se alla
fine, gli spartani vennero sconfitti.
Furono apportate, in
seguito, delle modifiche alla falange: i principali difetti erano che era
formata dalla fanteria pesante, se incontrava un ostacolo si doveva dividere
così da perdere tutto il suo potere difensivo e se la battaglia durava a lungo,
la falange non aveva più molta efficacia. Il generale ateniese Ificrate decise
così di scambiare la fanteria pesante con quella leggera e di dotare i soldati di
lance più lunghe (3,6
metri ), armi alleggerite, scudi ingranditi e elmi che
miglioravano la visuale. Queste modifiche funzionavano bene in battaglia, ma il
modo di combattere dei Peltasti (la fanteria leggera), che usavano archi e
frecce, era definito poco onorevole. Così questi soldati diventarono mercenari
con una buona fama ma con l’arrivo dei Macedoni e dei Romani, i peltasti
vennero dimenticati. Tornando alle modifiche di Ificrate, funzionavano bene ma
il tebano Epaminonda, trovò lo stesso dei difetti soprattutto nella parte sinistra.
Decise così di rinforzarla e di farla attaccare per prima come mostrato nell’
immagine qui sotto.
Di Riccardo Marangon
La falange militare
è un’antica formazione di combattimento, usata fin dai tempi dei Sumeri (gli
archeologi hanno trovato una stele sumera con raffigurate le truppe di Lagash
in questo tipo di schieramento) e che raggiunse il suo massimo livello con i
Macedoni, che usarono, come armi, lance lunghe fino a 7 metri e scudi chiamati oplon.
Inizialmente la falange fu usata dagli spartani: Sparta era la polis con
l’esercito più forte di Grecia, fino al 371 a .C. quando, nella battaglia di Leuttra, la
falange obliqua tebana di Epaminonda spazzò via gli spartani. La falange greca
era disposta su due file di opliti armati di spade, lance e picche. I soldati indossavano
elmi, che non davano però molta visuale, armature di bronzo o lino pressato e
schinieri. Questo corredo da combattimento, chiamato Panoplia, variava da
soldato a soldato poiché gli opliti se lo dovevano procurare da soli. La
falange tendeva a spostarsi a destra nelle marce, quindi i soldati migliori si
mettevano nella parte destra della falange, che diventò il posto d’onore.
Quando due falangi si scontravano, dovevano stare tutte e due compatte e i
soldati che spingevano di più, riuscivano a rompere la barriera di scudi
avversaria. Le manovre in solitaria non erano premiate, era necessario un
lavoro di gruppo per riuscire a vincere la battaglia. Se una falange si
rompeva, i cavalieri e la fanteria leggera avversaria erano subito pronti ad
attaccare.
Il migliore esempio
di falange oplitica (il vero nome della falange greca) è quello della battaglia
delle Termopili, dove i 300 spartani assieme ad altri contingenti, per un
totale di circa 5000 soldati, riuscirono a mantenere il vantaggio sul molto più
grande esercito persiano, che attaccava in modo disorganizzato, anche se alla
fine, gli spartani vennero sconfitti.
Furono apportate, in
seguito, delle modifiche alla falange: i principali difetti erano che era
formata dalla fanteria pesante, se incontrava un ostacolo si doveva dividere
così da perdere tutto il suo potere difensivo e se la battaglia durava a lungo,
la falange non aveva più molta efficacia. Il generale ateniese Ificrate decise
così di scambiare la fanteria pesante con quella leggera e di dotare i soldati di
lance più lunghe (3,6
metri ), armi alleggerite, scudi ingranditi e elmi che
miglioravano la visuale. Queste modifiche funzionavano bene in battaglia, ma il
modo di combattere dei Peltasti (la fanteria leggera), che usavano archi e
frecce, era definito poco onorevole. Così questi soldati diventarono mercenari
con una buona fama ma con l’arrivo dei Macedoni e dei Romani, i peltasti
vennero dimenticati. Tornando alle modifiche di Ificrate, funzionavano bene ma
il tebano Epaminonda, trovò lo stesso dei difetti soprattutto nella parte sinistra.
Decise così di rinforzarla e di farla attaccare per prima come mostrato nell’
immagine qui sotto.
Sopra: Falange oplitica
Sotto: Falange
obliqua tebana
A questo metodo s’ispirò
Filippo II di Macedonia, che creò così la falange macedone. Era formata da due
tipi di fanteria: gli hypaspistai, un corpo d’elitè che usava l’oplon ed era
armato di picca e spada; i pezeteri, il “cuore” della falange, protetti
dall’armatura pesante ed armati delle micidiali sarisse, picche lunghe dai 5 ai
7 metri
che sfondavano gli scudi avversari.
Lo schieramento era
rettangolare e le prime cinque file di fanti mantenevano le picche orizzontalmente,
tutte le altre file le mantenevano verso l’alto, pronte ad abbassarle in caso
di bisogno. La vulnerabilità era ai fianchi che venivano protetti dalla
cavalleria. Questa falange riuscì a distruggere quella obliqua tebana e, nella battaglia
di Granico (334 a .C.),
sconfisse i persiani prima con lo sfondamento da parte delle picche, poi con
l’intervento della cavalleria e infine di nuovo con le picche che posero fine
alla battaglia rendendo il modo di combattimento della falange macedone un mito.
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